Riconoscere la discalculia nei primi anni di scuola e aiutare tuo figlio

La discalculia

La discalculia nei bambini è un disturbo specifico dell'apprendimento che rende difficili gli automatismi del calcolo e l'elaborazione dei numeri, in presenza di capacità cognitive adeguate.

In Italia la riconosce la legge 170 del 2010, insieme a dislessia, disgrafia e disortografia, e le Linee guida del ministero del 2011 spiegano come la scuola deve osservarla, segnalarla alla famiglia e adattare la didattica. Una difficoltà in matematica non basta per parlare di discalculia: qui trovi i segnali da osservare, come si arriva alla diagnosi, cosa cambia in classe e come aiutare a casa.

Cos'è la discalculia per la legge 170

L'articolo 1 della legge 8 ottobre 2010, n. 170 riconosce dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia come disturbi specifici di apprendimento (DSA). Si manifestano in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali, ma possono limitare in modo importante alcune attività della vita quotidiana. La discalculia è definita come un disturbo che si manifesta con una difficoltà negli automatismi del calcolo e dell'elaborazione dei numeri, e può presentarsi da sola o insieme agli altri DSA.

Le Linee guida per il diritto allo studio degli alunni con DSA, allegate al decreto ministeriale del 12 luglio 2011, distinguono due ambiti in cui il disturbo si fa sentire.

AmbitoChe cosa comprendeEsempio di abilità
Intelligenza numerica di baseRiconoscere subito piccole quantità, quantificare, mettere in serie, confrontare, comporre e scomporre quantità, calcolare a menteDire quanti sono tre o quattro oggetti senza contarli; dire quale di due numeri è maggiore
Procedure di calcoloLeggere e scrivere i numeri, incolonnare, recuperare i fatti numerici, eseguire gli algoritmi del calcolo scrittoAllineare unità, decine e centinaia in colonna; ricordare 7 × 8 senza ricalcolarlo

I segnali della discalculia da osservare

Le Linee guida invitano a guardare la durata più che il singolo errore: un errore che può essere normale in una fase dell'apprendimento diventa un segnale quando si presenta a lungo e in modo non occasionale. Per la matematica conviene quindi osservare proprio le abilità della tabella: riconoscere piccole quantità, confrontare i numeri, leggerli e scriverli, ricordare i fatti numerici. Se una di queste resta difficile a lungo, nonostante l'esercizio, vale la pena parlarne con gli insegnanti.

Serve anche prudenza. Secondo le Linee guida, circa il 20% degli alunni, soprattutto nei primi due anni della primaria, mostra difficoltà nelle abilità di base coinvolte dai DSA, ma solo il tre o quattro per cento presenterà un DSA. Una prestazione atipica, dunque, solo in alcuni casi indica un disturbo. Quando l'insegnante nota queste difficoltà, prepara prima attività di recupero e di potenziamento; se l'atipia rimane, lo comunica alla famiglia e consiglia di rivolgersi a uno specialista.

Come si arriva alla diagnosi di discalculia

La diagnosi non la fa la scuola. Secondo le Linee guida, è la famiglia che, di propria iniziativa o su segnalazione del pediatra o della scuola, fa valutare il bambino secondo le modalità previste dall'articolo 3 della legge 170, e poi consegna la diagnosi alla scuola. Le stesse Linee guida ricordano che una diagnosi di DSA può essere formulata con certezza alla fine della seconda classe della scuola primaria.

Questo non vuol dire aspettare senza fare nulla. I primi due anni sono quelli in cui si impara il calcolo, e le Linee guida chiedono alla scuola di avviare fin dall'inizio della primaria il conteggio e il calcolo a mente, anche con giochi di carte e di dadi. Lo stesso puoi fare a casa: nelle nostre idee per imparare le tabelline a casa trovi giochi brevi che allenano proprio il recupero dei fatti numerici.

Le abilità numeriche da allenare nei primi anni

Le Linee guida elencano su che cosa la scuola primaria deve lavorare per potenziare l'intelligenza numerica: conteggio, processi lessicali, semantici e sintattici, calcolo a mente e calcolo scritto. Conoscerle aiuta anche a casa, perché indicano dove guardare quando qualcosa non torna.

Sul calcolo a mente le Linee guida sono esplicite: lo considerano la competenza fondamentale per lo sviluppo della cognizione numerica e raccomandano attività quasi giornaliere, di breve durata, con proposte e giochi diversi. Il calcolo scritto, invece, serve ad automatizzare procedure, non a sviluppare strategie.

Strumenti compensativi e misure dispensative in classe

Con la diagnosi, la scuola adatta la didattica. La legge 170, come ricordano le Linee guida, chiede strumenti compensativi, compresi i mezzi di apprendimento alternativi e le tecnologie informatiche, e misure dispensative da alcune prestazioni non essenziali. Per la matematica, gli strumenti citati sono la calcolatrice, la tabella pitagorica e il formulario personalizzato; tra le misure dispensative, più tempo per una prova oppure una prova ridotta ma comunque significativa.

Tutto questo va scritto. Entro il primo trimestre scolastico la scuola prepara un documento, che può prendere la forma del Piano Didattico Personalizzato (PDP), con almeno queste voci:

Voce del documentoEsempio per la matematica
Dati anagrafici dell'alunnoNome, classe, insegnanti
Tipologia di disturboDiscalculia, da sola o con altri DSA
Attività didattiche individualizzateEsercizi mirati sul recupero dei fatti numerici
Attività didattiche personalizzateSpiegazioni con materiali concreti o schemi
Strumenti compensativi utilizzatiCalcolatrice, tabella pitagorica, formulario
Misure dispensative adottatePiù tempo nelle verifiche, oppure verifiche ridotte
Forme di verifica e valutazione personalizzateGuardare il procedimento oltre al risultato

Le Linee guida aggiungono una precisazione utile per le famiglie: calcolatrice, tabella pitagorica e formulario sono di supporto ma non di potenziamento, perché riducono il carico ma non aumentano le competenze. Per questo servono sia gli strumenti sia il lavoro sulle abilità.

Aiutare a casa i bambini con discalculia

Le Linee guida descrivono anche il ruolo della famiglia: sostiene la motivazione e l'impegno del figlio nel lavoro scolastico e domestico, verifica regolarmente lo svolgimento dei compiti e che a scuola arrivino i materiali richiesti, e incoraggia un'autonomia sempre maggiore. Nella pratica, qualche abitudine aiuta:

Quando arriverà alle medie, troverai altri consigli su come aiutare i figli nei compiti di matematica.

Domande frequenti

Che cos'è la discalculia?

Per la legge 170/2010 è un disturbo specifico dell'apprendimento che si manifesta con una difficoltà negli automatismi del calcolo e dell'elaborazione dei numeri, in presenza di capacità cognitive adeguate.

Quando si può fare la diagnosi di discalculia?

Le Linee guida ministeriali del 2011 ricordano che una diagnosi di DSA può essere formulata con certezza alla fine della seconda classe della primaria. Prima, la scuola lavora con attività di recupero e potenziamento.

Chi fa la diagnosi di discalculia?

Non la scuola. La famiglia, di propria iniziativa o su segnalazione del pediatra o della scuola, fa valutare il bambino secondo l'articolo 3 della legge 170 e consegna poi la diagnosi alla scuola.

Quanti bambini hanno difficoltà in matematica senza avere un DSA?

Secondo le Linee guida, circa il 20% degli alunni mostra difficoltà nelle abilità di base nei primi anni della primaria, ma solo il tre o quattro per cento presenterà un DSA.

Cosa deve fare la scuola dopo la diagnosi?

Entro il primo trimestre prepara un documento, spesso nella forma del Piano Didattico Personalizzato, con attività individualizzate e personalizzate, strumenti compensativi, misure dispensative e forme di verifica personalizzate.

Serve la calcolatrice a un bambino con discalculia?

Può essere uno strumento compensativo previsto dal PDP. Le Linee guida precisano però che calcolatrice e tabella pitagorica riducono il carico ma non aumentano le competenze, quindi va affiancata al lavoro sulle abilità.

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